1) TAWAFFA:
CAUSARE LA MORTE
La parola "morte" come è utilizzata
in questo versetto ha anche altri significati
rispetto alla semplice "morte". Uno studio degli
equivalenti arabi di tale termine nei versetti
rivela che Gesù non morì nel senso normale. Questo
è il modo in cui la sua morte è descritta in Surat
Al-Mâ'ida, 117:
"Ho detto loro solo
quello che Tu mi avevi ordinato di dire: "Adorate
Allah, mio Signore e vostro Signore". Fui testimone
di loro finché rimasi presso di loro; da quando
mi hai causato la morte (tawaffa), Tu sei rimasto
a sorvegliarli. Tu sei testimone di tutte le cose.
(Surat al-Mâ'idah, 117)
In Arabo, la parola tradotta
in questi versetti come "causato la morte" è "tawaffa"
e deriva dalla radice "wafa", adempiere. Tawaffa,
di fatto, non significa "causare la morte" bensì
l'atto di "riprendere l'anima", nel sonno o nella
morte. Tornando al Corano, comprendiamo che "riprendere
l'anima" non significa necessariamente morire.
Ad esempio, in un versetto nel quale viene usata
la parola "tawaffa", non si intende la morte di
un essere umano, bensì "il riprendere l'anima
durante il sonno":
Nella notte è Lui
che vi richiama (yatawaffakum), e sa quello che
avete fatto durante il giorno, e quindi vi risveglia
finché non giunga il termine stabilito...
(Surat al-An'âm, 60)
La parola usata per "richiamare"
in questo versetto è la medesima utilizzata in
Surat Âl-'Imrân, 55. In altre parole, nei versetti
sopraccitati, ci si avvale della parola "tawaffa"
ed è ovvio che non si muore durante il sonno.
Ciò che si intende qui, dunque, è, ancora, "richiamare
l'anima".
La stessa parola è anche citata
nel seguente versetto:
Allah accoglie le
anime (tawaffa) al momento della morte (mevt)
e durante il sonno (lem temut). Trattiene poi
quella di cui ha deciso la morte (el mevte) e
rinvia l'altra fino ad un termine stabilito. (...)
In verità in ciò vi sono segni per coloro che
riflettono.
(Surat az-Zumar, 42)
Come suggeriscono
questi versetti, Allah accoglie l'anima di chi
dorme; Egli, tuttavia, rinvia le anime di coloro
la cui morte non è ancora stata decretata. In
questo contesto, nel sonno non si muore, nel senso
in cui si percepisce la morte. L'anima abbandona
il corpo e permane in un'altra dimensione solo
per un tempo determinato. Al risveglio, l'anima
ritorna nel corpo.1
Il prof. Süleyman Ates, docente
presso l'Università di Istanbul (Faculty of Divinity,
Head of Department of Basic Islamic Sciences)
ed ex Ministro turco del Dipartimento di Affari
Religiosi, nel suo commentario considera la parola
"tawaffa" in questi termini:
"Secondo quanti affermano che
la parola "tawaffa" sia utilizzata nel senso di
sonno, che è la versione generalmente accettata,
questo versetto significa: "ti metterò a dormire".
Possiamo, quindi, dire che lo stato simile a sonno
in cui Gesù fu posto e la sua elevazione alla
presenza di Allah non è la morte nel modo in cui
generalmente la si concepisce, ma una separazione
da questa dimensione." (Prof. Süleyman Ates, Tafsir
contemporaneo del sacro Corano, vol. II,
pagg. 49-50)
2) KATELE: UCCIDERE
Il termine arabo generalmente
utilizzato per "uccidere", allorquando si parla
di morte nel Corano, è "katele". Lo si trova impiegato
in questo modo in Surat Al-Ghâfir:
Disse Faraone: "Lasciatemi
uccidere Mosè, che invochi pure il suo Signore.
Temo che alteri la vostra religione e semini corruzione
sulla terra."
(Surat al-Ghâfir, 26)
L'espressione "Lasciatemi uccidere
Mosè" appare nel versetto nella forma araba "aktul
Musa". Tale termine deriva dal verbo "katele".
In un altro versetto, la stessa parola è utilizzata
nel modo seguente:
... perché ... uccidevano
(yaktulune) profeti ingiustamente.
(Surat al-Baqara, 61)
Nel versetto, la parola nell'originale
arabo è "yaktulune", la quale deriva dal verbo
"katele". E, come la traduzione chiarisce assai
bene, significa "uccidere".
Risulta chiaro il modo in cui
il verbo "katele" è utilizzato nei seguenti versetti
che descrivono la morte dei profeti:
Metteremo per iscritto
le loro parole e il fatto che ingiustamente uccisero
(katlehum) i profeti ...
(Surat Âl-'Imrân, 181)
... vi gonfiavate
d'orgoglio! Qualcuno di loro lo avete smentito
e altri li avete uccisi (taktulune)
(Surat al-Baqara, 87)
... Di' loro: "E
se siete credenti, perché in passato avete ucciso
(taktulune) i profeti di Allah?"
(Surat al-Baqara, 91)
Annuncia un castigo
doloroso a quelli che smentiscono i segni di Allah,
ingiustamente uccidono i profeti e uccidono coloro
che invitano alla giustizia.
(Surat Âl-'Imrân, 21)
... Perché li avete
uccisi (kateltumuhum) se siete sinceri?
(Surat Âl-'Imrân, 183)
... Questi disse:
"Ti ucciderò (la aktulenneke) certamente!"
(Surat al-Mâ'ida, 27)
Se alzerai la mano
contro di me per uccidermi (taktuleni), io non
l'alzerò su di te per ucciderti (aktuleke) ...
(Surat al-Mâ'ida, 28)
Uccidete (uktulu)
Giuseppe, oppure abbandonatelo in qualche landa
...
(Surat Yûsuf, 9)
Disse la moglie
di Faraone: "[Questo bambino sarà] la gioia dei
miei occhi e dei tuoi! Non uccidetelo (la taktulu)!
...
(Surat al-Qasas, 9)
... "O Mosè, i notabili
sono riuniti in consiglio per decidere di ucciderti
(li yaktulu) ...". (Surat al-Qasas, 20)
La sola risposta
del suo popolo fu: "Uccidetelo (uktuluhu) o bruciatelo!"
(Surat al-'Ankabut, 24)
3) HALEKE: UCCIDERE
Un altro verbo utilizzato con
il significato di "uccidere" nel Corano è "haleke".
Lo si trova in alcuni versetti nel senso di "essere
distrutto, morire", ad esempio in Surat al-Ghâfir,
34:
... Quando poi morì
(haleke) diceste: "Dopo di lui Allah non susciterà
un altro inviato". (...)
(Surat al-Ghâfir, 34)
In Arabo, l'espressione tradotta
in Italiano "quando poi morì" è "iza heleke",
impiegata nel senso di "morire".
4) EL MEVTE:
LA MORTE
Un altro termine di cui ci si
avvale nel Corano, parlando delle morti dei profeti,
è "el mevte". La parola "mate" è utilizzata nei
versetti nel senso di "uccidere". Uno di questi
si riferisce alla morte del profeta Salomone in
Surat Sabâ':
Quando poi decidemmo
che morisse (el mevte), fu solo la "bestia della
terra" che li avvertì della sua morte, rosicchiando
il suo bastone ...
(Surat Sabâ', 14)
Di un altro termine derivante
dalla stessa radice ci si avvale in riferimento
al profeta Yahya:
Pace su di lui nel
giorno in cui nacque, nel giorno in cui morirà
(yemutu) e nel Giorno in cui sarà resuscitato
a [nuova] vita.
(Surat Maryam, 15)
In Arabo, la parola qui tradotta
come "nel giorno in cui morirà" è "yemutu", la
quale appare in altri versetti nel contesto della
morte del profeta Yaqub; ad esempio in Surat al-Baqara:
Forse eravate presenti
quando la morte (el mevte) si presentò a Giacobbe...
?
(Surat al-Baqara, 133)
La parola "el mevte" deriva dalla
stessa radice e significa "la morte". In un versetto
che si riferisce al profeta Muhammad (p.b.s.l.),
i verbi "katele" e "mate" sono utilizzati contemporaneamente:
Muhammad non è altro
che un Messaggero, altri ne vennero prima di lui;
se morisse (mate) o se fosse ucciso (kutile),
ritornereste sui vostri passi? ...
(Surat Âl- 'Imrân, 144)
La parola "mevt", che deriva
dalla stessa radice di "mate" (morire), appare
anche in altri versetti che si riferiscono alla
morte dei profeti:
... Diceva: "Me
disgraziata! Fossi morta (mittu) prima di ciò
e fossi già del tutto dimenticata!"
(Surat Maryam, 23)
Non concedemmo l'immortalità (el hulde) a nessun
uomo che ti ha preceduto. Dovresti forse morire
(mitte), se essi fossero immortali?
(Surat al-Anbiyâ', 34)
Colui che mi farà morire e mi ridarà la vita.
(Surat ash-Shu'arâ, 81)
5) HALID: IMMORTALE
Un altro termine che compare
nei versetti senza significare in maniera diretta
"morire" o "uccidere", ma bensì "immortaltà",
è "halid", con il quale si intende una sorta di
permanenza. È usato in questo senso in Surat al-Anbiyâ':
Non ne facemmo corpi
che facessero a meno del cibo, e neppure erano
eterni (halidiyne)!
(Surat al-Anbiyâ', 8)
6) SALEBE: APPENDERE
Uno dei termini utilizzati nel
Corano per parlare della morte dei profeti è il
verbo "salebe" (appendere). Questo verbo include
diversi significati, tra cui "appendere", "crocifiggere"
e "giustiziare". In questi versetti è utilizzato
nel modo seguente:
... Invece non l'hanno
ucciso né crocifisso (ma salebu) ...
(Surat an-Nisâ, 157)
... uno di voi due servirà il vino al suo signore,
l'altro sarà crocifisso (yuslebi) ... (Surat Yûsuf,
41)
... è che siano uccisi o crocifissi (yusallebu)
...
(Surat al-Mâ'ida, 33)
" ... vi farò tagliare mani e piedi alternati,
quindi vi farò crocifiggere (usallibennekum) tutti".
(Surat al-A'râf, 124)
... Vi farò tagliare mani e piedi alternati e
vi farò crocifiggere (usallibennekum) ...
(Surat Tâ Hâ, 71)
... vi farò tagliare mani e piedi alternati e
vi farò crocifiggere (usallibennekum) tutti quanti.
(Surat ash-Shu'arâ, 49)
Come si evince da questi versetti,
per descrivere la morte di Gesù e degli altri
profeti ci si avvale di termini assai differenti.
Allah ha rivelato nel Corano che Gesù non fu ucciso,
né crocifisso, e che al suo posto fu fatto apparire
qualcuno che a lui era somigliante, il quale fu
fatto morire (in altre parole, che la sua anima
fu presa come se dormisse). Mentre, parlando di
Gesù, si usa la parola "tawaffa", che significa
"prendere l'anima", allorquando ci si riferisce
agli altri profeti, ci si avvale di termini come
"katele" o "mate", i quali esprimono una morte
normale. Questi fatti dimostrano ancora una volta
come la situazione di Gesù sia straordinaria.
Per concludere, possiamo dire
che Gesù (p.s.l.) deve essersi trovato in uno
stato speciale, elevato alla presenza di Allah.
Ciò che egli, di fatto, ha sperimentato non è
la morte nel senso a noi familiare, bensì una
mer a dipartita da questa dimensione. Sicuramente,
Allah ne sa di più.
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1. Prof. Süleyman
Ates, Yuce Kur'an'in Cagdas Tefsiri (Une exégèse
moderne du Saint Coran, vol. 2, pp. 49-50)
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